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Scaglie bianche sulle spalle, prurito fastidioso, cute che non dà tregua. La forfora si può trattare — ma solo se si capisce da dove viene.
La forfora è uno dei problemi tricologici più diffusi e più sottovalutati. In molti la affrontano con uno shampoo antiforfora da supermercato, ottengono un miglioramento temporaneo, e poi il problema torna. Spesso peggio di prima.
Il motivo è che la forfora non è sempre uguale: quella secca e quella grassa hanno cause diverse, meccanismi diversi e richiedono trattamenti completamente diversi.
Nel nostro salone di Bari partiamo dall’analisi del cuoio capelluto per capire esattamente con che tipo di forfora abbiamo a che fare, e costruiamo un percorso mirato per eliminarla alla radice.
Il nostro approccio segue un protocollo scientifico strutturato in tre fasi. Prima di tutto l’analisi: con la tricocamera esaminiamo il cuoio capelluto e identifichiamo il tipo di forfora, la presenza di accumuli sebacei, eventuali infiammazioni o proliferazioni fungine. Solo dopo passiamo al trattamento.
L’ozonoterapia è lo strumento principale: agisce direttamente sui funghi e batteri responsabili della forfora ossidandone le membrane cellulari e portandoli all’inattivazione, riduce l’infiammazione del cuoio capelluto e riequilibra la produzione sebacea.
L’ossigenoterapia completa il lavoro veicolando fiale professionali specifiche per il tipo di squilibrio rilevato — diverse per la cute secca e per quella grassa — che agiscono in profondità durante il ciclo di rinnovo cellulare di 28 giorni successivo alla seduta. Il percorso dedicato è l’Equilibre Cute e Forfora, disponibile nella versione per cute grassa e in quella per cute secca, con 15 sedute mensili e prodotti domiciliari professionali abbinati.
La forfora non è tutta uguale e confonderla è il primo errore che si fa nel trattarla. La forfora secca si manifesta con scaglie bianche e fini che si staccano facilmente e cadono sulle spalle e sugli indumenti.
Il cuoio capelluto appare opaco, poco elastico, talvolta screpolato. È tipica di una cute disidratata, povera di sebo e spesso aggravata da lavaggi frequenti, prodotti aggressivi o fattori ambientali come il freddo e il vento.
La forfora grassa invece si presenta con scaglie giallastre e untuose che restano aderenti al cuoio capelluto. È spesso accompagnata da prurito intenso, rossore e una cute visibilmente lucida. Alla base c’è un eccesso di sebo che crea l’ambiente ideale per la proliferazione del fungo Malassezia — il principale responsabile della dermatite seborroica.
Trattare la forfora secca con prodotti pensati per quella grassa, e viceversa, non solo non risolve il problema ma può aggravarlo. Per questo la prima cosa che facciamo è guardare.
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